mercoledì 25 gennaio 2017

Recensione:Giochi pericolosi di Giulia Ross









Annalisa Verri si trova in uno degli studi della Role-Playing Games, un’azienda specializzata nella realizzazione di giochi di ruolo. La sua missione è raccogliere tutti i dati possibili riguardo alle segrete fantasie dei propri clienti, per poi realizzarle nel mondo reale, ricreando ambienti e ruoli il più dettagliatamente possibile. Annalisa desidera perdere un po' del suo autocontrollo. Vorrebbe una fuga da tutte le responsabilità ed essere controllata da qualcun altro. Amanda, una delle assistenti Role, diventa la sua game master e le promette di esaudire i suoi sogni. Il gioco durerà cinque giorni. Ogni giorno Annalisa riceverà istruzioni diverse. Il personaggio che interpreterà sarà quello di Marie, una serva perdutamente innamorata del suo padrone, disposta a ogni cosa per compiacerlo. Ma quando incontra il role player che interpreta il suo signore, Annalisa è sconvolta. È l’uomo che lei ha sempre visto nei suoi sogni…




 “Tu non hai un’identità.
Tu non hai un nome.
Se ne usassi uno significherebbe che ti ritengo mia pari, e non lo sei.
Ti chiamerò schiava e tu esisterai solo per me.”


Queste sono le prime parole che leggiamo in questo libro, o meglio novella vista la sua breve lunghezza. A parte il fatto che non capisco proprio perché scrivere una storia lunga 60 pagine e lasciare il lettore senza alcuna spiegazione, non comprendo proprio cosa voleva trasmettere l’autrice. La protagonista Annalisa si ritrova in questa Agenzia senza nemmeno sapere come e perché ci è arrivata, e tranquilli non lo sapremo nemmeno noi.




Si vede costretta a descrivere l’uomo dei suoi sogni, che guarda caso sarà proprio quello che le verrà affidato. No ma davvero?! Davvero è possibile che corrisponda a tutte, e dico TUTTE le caratteristiche e esigenze del cliente?! Avranno un esercito che lavora per loro evidentemente… Bene tralasciando questo particolare, l’idea del gioco non era neanche male, peccato che in certi punti arrivi davvero al limite dell’assurdo.

Da quando leccare le scarpe di qualcuno e strisciare per terra nudi sono diventate cose “eccitanti”?! (e vi risparmio il resto!) Io davvero non capisco, la protagonista viene umiliata, ferita e maltrattata, e nonostante questo si “innamora” del suo padrone. Inizialmente contrariata si lascia poi andare al suo ruolo, Merie la schiava domestica, e dopo soli 3 giorni sembra non aspetti altro che venire posseduta da questo tizio che sembra essere un Dio. Un’altra cosa che non mi spiego proprio è la sua capacità di risvegliarsi in stanze diverse da quella in cui si era addormentata. Io appena sento aprire la porta salto in piedi urlando e lei non si accorge di nulla, nemmeno che la cambiano!! Bah... Il finale è la parte migliore però, senza alcun senso logico e spiegazione.


Il gioco finisce improvvisamente un giorno prima di quello stabilito, Annalisa sembra come impazzita e mentre chiede al suo autista di fermarsi sembra avere un incidente in macchina. Si risveglia in ospedale, dove il dottore che la sta visitando è proprio lui, il suo padrone!! Sconvolta, beh poverina lo sarei anche io dopo tutto quello che ha dovuto subire, inizia a farsi domande e a credere che il suo sia stato solo un sogno, ma quando sta per essere dimessa il dottore la saluta dicendole: “Ci vediamo al maniero di Hayden, schiava”. Perché?! Perché inscenare un incidente? Vorrei davvero saperne il motivo, ma logicamente non ci verrà svelato visto che il libro finisce così.

Non sapremo mai se Annalisa avrà bisogno di un bravo psicologo o se tornerà all’agenzia dei pazzi. Sono molto allibita, ho dato 2 stelle giusto perché la scrittura almeno era fluida e scorrevole.


 


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