lunedì 20 febbraio 2017

Recensione:La rugiada della notte di Federica Ferretti







La rugiada della notte rappresenta tutto ciò che di impossibile riusciamo a salvare dentro al nostro cuore, scampato appunto alla propria notte più lunga. Ed è perciò la migliore metafora per rappresentare la travolgente storia d’“amore” tra Edoardo e Adriana. Viene raccontata con il senno di poi, forse perché “ricordare una cosa significa vederla, ora soltanto, per la prima volta”.
Ciò vuol dire che Edoardo, ormai anziano, durante una vacanza estiva, cercherà di ripercorrere insieme a suo nipote i passi più salienti della propria vita matrimoniale, accorgendosi solo alla fine che, in realtà, “noi ci amiamo dal primo istante”. A mano a mano, si delineerà una vera saga familiare, che occupa l’arco temporale dalla metà degli anni ‘50 ad oggi, con ripercussioni pure sull'uso della rete come mezzo d'innamoramento: ma uscirà in un sequel che promette grandi fibrillazioni nell’intreccio di destini tra la coppia Adriana-Giovanni (l’amante storico), con quello dei nipoti dei due fedifraghi.
Quando le vicende dei protagonisti principali, i coniugi Edoardo-Adriana, contrastata dal riemergere dell’antico rivale Giovanni, si intrecceranno con quella del giovane Enrico che, a sua volta, dovrà confrontarsi con la nipote di Riccaboni.
Ecco perché l’uscita del libro è legata inesorabilmente alla campagna di #stopfemminicidio e #pariopportunità dal titolo #noiciamiamo.
Si tratta di “una storia di donne per le donne”, esposta però da una prospettiva maschile, quella del marito di Adriana, in un percorso di crescita che lo porterà a ribadire la necessità di dimostrarsi i propri sentimenti senza più riserve.
Per sottolineare, ancora per una volta, la dualità della campagna, quale un incitamento ad abbattere la barriera dell’incomunicabilità sentimentale nella coppia moderna.



Scrivere questa recensione oggi per me è stato davvero difficile. Sono arrivata alla conclusione di non avere ancora l’età e soprattutto l’esperienza per affrontare un libro del genere. Sono sicurissima che se fosse stata mia madre a leggerlo l’avrebbe apprezzato molto di più di me, e la sua valutazione sarebbe stata altissima. So che l’età è solo un numero, ma parlo più dell’età psicologica, quella che ci fa scaturire certe emozioni difronte a determinate storie. Mi dispiace dire che da questo libro le emozioni che ne sono uscite sono state veramente poche, colpa mia probabilmente.



L’autrice ci racconta la vita sofferta di Adriana e Edoardo, attraverso i ricordi di quest’ultimo, ormai vecchio e solo. Dico vita sofferta perché non c’è stata una sola pagina in cui io abbia intravisto un po’ di felicità, ma solo dolore, rimpianti e rimorsi.

La scrittura dell’autrice è molto profonda, elaborata e raffinata, e a volte alcune sue frasi ho dovuto rileggerle un paio di volte prima di capire davvero cosa volesse comunicare. La sua è stata una storia praticamente priva di dialoghi, ma solo un fiume di emozioni e ricordi, non proprio il mio genere preferito. Ammetto però di essere rimasta colpita da certe sue frasi, come ad esempio:

“Certi amori non sono fatti per essere vissuti” ; “molto spesso, ciò che ci intestardiamo a pensare lontano, ci aspetta lì, accanto a noi, da una vita..” o “eravamo l’uno, l’unico incastro, quello perfetto, per l’altra”.

Per il resto non trovo davvero le parole per giudicarlo… Rimango comunque convinta che sia più adatto a un altro tipo di persona, molto diversa da me, che lo apprezzerebbe di più e soprattutto lo saprebbe giudicare meglio.

 


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