mercoledì 15 febbraio 2017

Recensione:Non aspettare la notte di Valentina D'Urbano









Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché per Tommaso sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...




 Buongiorno carissimi lettori, oggi mi sono presa un po’ di tempo prima di scrivere questa recensione. Non mi era mai capitato prima, ma sono stata veramente in difficoltà ad esprimere il mio pensiero su questo libro. La storia mi è piaciuta veramente tanto (cosa che influirà molto sulla votazione finale) ma c’è qualcosa in questo romanzo che non mi ha convinta fino in fondo.



Forse è stata colpa della scrittura, visto che la narrazione in terza persona non è proprio la mia preferita, ma non ne sono sicura. Anche il linguaggio e i dialoghi mi hanno fatta un poco pensare, non che fossero scontati o banali, anzi rispettavano molto il periodo scelto dall’autrice, gli anni 90, ma forse sono io troppo abituata a leggere storie ambientate ai giorni nostri.

Questo fatto comunque mi ha permesso lo stesso di godermi la fantastica storia di Angelica e Tommaso (altri punti in più visto l’utilizzo totale di nomi italiani, finalmente aggiungerei io!). Sono amante di storie tragiche e personaggi “difficili”, se non si fosse ancora capito, e loro due fanno proprio al caso mio. Angelica è completamente sfregiata da un incidente avuto da bambina con sua mamma, il quale ci viene raccontato nei primi capitoli grazie a un salto temporale, per poi scoprire la sua vita da reclusa in casa 7 anni dopo. Infatti Angelica non vuole farsi vedere da nessuno, porta sempre vestiti lunghi e cappelli enormi che le coprono la faccia, non ha amici e nessuno su cui contare. Fino a quando non incontra Tommaso, un ragazzo bellissimo, che sembra non notare i suoi difetti, o meglio non vedere. Si esatto vedere, perché Tommaso ha una malattia degenerativa agli occhi, che non gli permette di distinguere nulla o poche cose nel suo campo visivo, e alcuni giorni invece è solo il buio a fargli compagnia. Inutile dire che, soprattutto grazie alla testardaggine di Tommaso, i due ragazzi finiranno per amarsi. Il loro amore è semplice, fatto di piccole cose, di sguardi, carezze e baci rubati. Un amore vero e sincero, che pochi al mondo provano, e che si aspetta per tutta una vita. Tommaso anche se non può sempre vederla, si innamora subito di Angelica e della sua pelle, così diversa ma unica rispetto alle altre ragazze, e farà di tutto per farla uscire dal suo guscio e dall’ombra in cui si nasconde sempre, quell’ombra che lui vorrebbe non vedere tutti i giorni.

Ho amato tantissimo l’idea delle fotografie, quelle che Tommaso scatta con la sua polaroid nei giorni bui, per poi rivedersele in quelli dove la vista è un poco migliore. Devo dire che Angelica me la immaginavo un pochino più furba e sveglia all’inizio, ma durante la storia sono molte le volte in cui mi delude. La sua stupidità si rivelerà soprattutto nel periodo in cui starà lontana da Tommaso, infatti nonostante i due si amino follemente finiranno per lasciarsi, e lei prenderà la grandissima decisione di sposare un altro uomo (come punizione per aver perso l’amore della sua vita, così dice lei, mah…).

 Devo dire che questo libro è così bello perché riesce ad esprimere perfettamente ciò che i protagonisti provano, soprattutto riguardo alle loro limitazioni fisiche. La malattia di Tommaso ottiene l’effetto di farci aprire gli occhi e riflettere, mentre l’insicurezza e le cicatrici di Angelica ci ricordano che basta poco per perdere tutto. E soprattutto ci insegna che bisogna contare proprio sulle nostre debolezze per andare avanti.

Non capisco perché però molti autori diano poca importanza al finale, liquidandolo con poche parole. Cavoli capisco che il bello sta nel mezzo, però non potete lasciarmi sempre con la metà delle risposte che vorrei. Anche se in questo caso il finale è sicuramente quello in cui si spera durante tutta la storia, avrei preferito fosse stato più chiaro su alcuni punti. Non voglio rivelarvi i particolari, ma a volte sono proprio le nostre malattie a salvarci…sarà così anche per Tommaso e Angelica?

 


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