martedì 11 aprile 2017

Recensione:Il sentiero delle luci di Giampiero Calabrò







Cosa faresti se alla tivù vedessi te stesso in un posto in cui non sei mai stato? Matteo è un ragazzo che trascorre le sue giornate in maniera ripetitiva e noiosa nel paese di Milazzo, e che un giorno assiste a un evento inspiegabile: una persona identica a lui tra la folla in festa a Puerta del Sol a Madrid. Decide, così, di lasciare per la prima volta la sua città per andare in Spagna in cerca di risposte. Madrid è solo la prima tappa di un lungo viaggio per il mondo, che lo porterà in mezzo a tante avventure, misteri… e alla scoperta di se stesso e delle proprie capacità. Tutto ciò sotto il segno di misteriose luci che lo accompagneranno lungo il suo sentiero.


 Salve cari amici lettori, oggi vi parlo di questo libro che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca, soprattutto dopo che ho scoperto che non si trattava di un self. La trama mi aveva subito colpito e intrigato, poi però, mi dispiace dirlo, l’ho trovata sviluppata molto superficialmente. La cosa che più ha colpita (negativamente) e sul quale non avrei proprio potuto sorvolare, è lo stile di scrittura, un po’ freddino, che non mi è entrato nel cuore, ma sembrava solo raccontare una serie di episodi. Questo purtroppo influirà molto sul mio giudizio.



 Il protagonista è Matteo, ragazzo pigro e svogliato, che può permettersi di cazzeggiare tutto il giorno, leggendo qualche libro o osservando la gente per strada (tutte le fortune sempre agli altri). Mi verrebbe da dire che si tratta proprio un rampollo viziato. Un giorno scorge sé stesso al telegiornale, in una città completamente diversa dalla sua, in un posto in cui non avrebbe mai potuto e voluto essere. Spinto dagli amici decide di partire per Madrid, alla ricerca di questo misterioso e strano “gemello”. Si ritroverà così a viaggiare in città in città ricorrendo la verità, incontrando nuove persone e facendo esperienze entusiasmanti. Alcune fin troppo entusiasmanti a parer mio, risultando veramente troppo estremizzate e improbabili. Come ad esempio la pietra allucinogena a Leiden o i furti a New York, dove non solo non viene scoperto insieme al suo amico, ma non si trova nemmeno a rispondere a qualche domanda sulla macchina rubata dopo un grave incidente. E questi sono solo alcuni esempi.

Per il resto gli episodi comunque “sovrannaturali” li posso accettare, anzi ci stavano bene anche perché alla fine la storia è basata su questo. Infatti in ogni città dove Matteo si recherà alla ricerca del ragazzo misterioso si ritroverà principalmente ad aiutare sempre nuove persone, ma assistendo anche a situazioni particolari, come la nascita di fiori in tutte le piazze di Madrid. Credo che l’intento dell’autore sia stato quello di prevedere per Matteo un viaggio “spirituale”, alla ricerca del vero sé stesso, di una ragione per cui vivere.

Peccato che abbia articolato male la storia, perché poteva essere davvero essere fantastica e misteriosa allo stesso tempo, mentre l’ho trovata solo fredda e distaccata, senza quella passione che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine. Tutto sommato penso che comunque le sue idee siano state azzeccate, e abbia trovato per certi versi il giusto compromesso per la spiegazione di certi eventi, anche se altri, diciamo quelli che sarebbero dovuti essere più verosimili, restano un po’ troppo spinti per me. Non vi svelo troppo sulla storia perché è bello viverla insieme a Matteo, sostenerlo nelle nuove esperienza che si troverà ad affrontare, esperienze che gli cambieranno sicuramente la vita.

Riuscirà a scoprire chi è questo ragazzo misterioso?
Troverà la giusta via per la sua vita?
Credo proprio che tocchi a voi scoprirlo.

 

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