Cover Real :La partita perfetta di Elizabeth Giulia Grey

Data  di uscita:12 Marzo 2018
Autore: Elizabeth Giulia Grey 
Titolo: La partita perfetta

Serie: Novelle Italian style
Genere: Romance contemporaneo

Trama

Può una sola giornata cambiare il destino di due persone che non si erano mai incontrate prima? Quando arriva l’anima gemella, è giusto rimettere tutto in discussione e voltare le spalle a una vita che si credeva quasi perfetta? Asia è la palleggiatrice titolare della Nazionale femminile di pallavolo, è talentuosa e molto amata dalle folle, forse troppo. Ecco perché, all’improvviso e suo malgrado, si trova coinvolta in un gioco di potere che riguarda i più alti vertici della Federazione e che finisce per interessare anche la Nazionale maschile e Mark, il suo capitano. Asia e Mark dovranno fare i conti con qualcosa di più grande di loro, ma anche con una sintonia, un’intesa, un’attrazione che non avevano mai sperimentato prima di allora e che pochi altri hanno la fortuna di provare nella vita. Saranno così coraggiosi da afferrare la felicità di un solo attimo o vi rinunceranno per sempre per timore dell’ignoto?
Immaginiamo che le regole che conosciamo vengano sovvertite, che le carte in tavola vengano rimescolate, facciamoci guidare dalla fantasia, non poniamole alcun limite e lasciamola cavalcare a briglia sciolta come in una favola.
Perché La partita perfetta è proprio questo: una favola moderna che parla di passione, coraggio e soprattutto di sport. Perché lo sport è come la vita, perché lo sport è la vita.
Ambiente e tempo: le vicende narrate si svolgono ai giorni nostri, ma in un anno imprecisato e sono ambientate a Milano.


Personaggi: Asia De Grandi è la migliore giocatrice di pallavolo dell’intera lega femminile italiana, è il capitano della nazionale e il palleggiatore che tutte le squadre vorrebbero. È forte, determinata, estrosa e ha un’intelligenza tattica che la rende unica nel suo genere. Dopo l’esordio in serie A a soli sedici anni, la sa carriera è stata costellata di successi e riconoscimenti, ma ciò non è bastato a spegnere il suo entusiasmo e la sua voglia di dare sempre il massimo. Nella vita sentimentale, al contrario, Asia è annoiata, ha perso ogni stimolo e si è convinta che la routine sia ormai qualcosa di inevitabile. Del resto, a lei basta lo sport: è quello che le dà le vere emozioni.












Mark Latham è il capitano della nazionale maschile di pallavolo, ha origini inglesi ma ha ottenuto la cittadinanza italiana già da parecchi anni, fin dalle prime stagioni di militanza nel campionato italiano. Il suo gioco è un mix di potenza, precisione, classe e attenzione ai dettagli. Mark è un uomo forte e sicuro di sé, è un professionista serio, ma è anche un amico sincero che non disdegna l’allegria e la vita di gruppo. Per lui le donne sono un piacevole passatempo, uno strumento per divertirsi e per trascorrere qualche ora di svago, ma la sua vera passione è la pallavolo, una passione che nessuna donna ha mai condiviso.


Stile: lo stile adottato varia a seconda dei tempi del libro: è lineare e scorrevole nelle scene
interlocutorie, incisivo e stringato nelle fasi del match, un po’ più curato e approfondito nei momenti più propriamente romance.
Narrazione: la narrazione è in terza persona e a focalizzazione interna, il punto di vista scelto e alternativamente quello di Asia, Mark e, di tanto in tanto, degli altri personaggi.
Passi scelti:
“Quella donna era un problema, un problema perfino più grande di quanto avesse temuto in un primo momento. Non che non fosse brava, tutt’altro. Durante il riscaldamento l’aveva osservata bene, molto bene, ne aveva studiato i movimenti rapidi del corpo, i colpi guizzanti e precisi, ne aveva sondato il viso in un alternarsi di espressioni concentrate e brillanti ed era rimasto affascinato dall’intero pacchetto di forza, determinazione e intelligenza. Così affascinato che aveva iniziato a dubitare di tutto, perfino del fatto che la sua presenza fosse davvero un handicap per la sua squadra. E se Di Miglio avesse avuto ragione? Forse, se loro l’avessero aiutata, Asia avrebbe anche potuto farcela. Forse…
Ma il problema era proprio quello.
L’attenzione dell’intera squadra era convogliata su di lei e solo su di lei, perfino quella di Mark. Sebbene avesse fatto tutto il possibile per ignorarla, infatti, lui per primo aveva fallito miseramente e ora sentiva di aver perso di vista il suo obiettivo, il vero motivo per cui si trovava lì quel giorno. Quella partita era fondamentale per il loro cammino verso il mondiale, dopo un paio di passi falsi era 
l’ultimo appello per la qualificazione e loro non potevano permettersi di sbagliare, non di nuovo. I ragazzi non avevano bisogno di distrazioni, ma Asia, col quel corpo pazzesco, quel viso intrigante e quello sguardo che sembrava capace di leggerti dentro, era una distrazione continua.”

“Ogni volta che lo vedeva avventarsi sulla palla ne studiava i muscoli guizzanti, l’espressione intenta del viso e, prima ancora, ne analizzava la rincorsa, il leggero movimento circolare che deviava appena nel momento in cui veniva caricato l’ultimo passo e poi lo stacco imperioso, la stilettata del braccio che si apriva e si chiudeva in un unico scatto fulmineo. Davvero non aveva mai visto tanta grazia e tanta violenza racchiuse in un unico colpo.”

“Quello che la osservò con più attenzione fu Mark.
Non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. Era ammirato dalla sua fantasia, affascinato dal suo carisma e atterrito dal suo coraggio. Era la prima volta che una donna riusciva a suscitare in lui così tante emozioni differenti. Il suo rapporto con l’altro sesso era sempre stato molto semplice: il suo solo scopo era quello di trovare belle ragazze con cui divertirsi a letto e fuori, ma soprattutto a letto. Alcune di loro sapevano qualcosa di pallavolo, altre assolutamente nulla, ma non era mai stato un problema, la pallavolo era una parte fondamentale della sua vita che amava condividere a piccole dosi e solo con chi nutriva la sua stessa passione sconfinata: i suoi compagni di squadra, suo fratello, che giocava nella lega inglese, i suoi genitori, i suoi allenatori… Ma mai con le donne. Asia, però… Asia era diversa da tutte. Era assurdo, la conosceva appena e per di più all’inizio l’aveva considerata solo un’inutile seccatura, eppure, ora che aveva iniziato a vederla per quello che era realmente, sentiva di avere in comune con lei più di quanto avesse mai avuto con chiunque altro. Aveva la sua stessa smania di dare il massimo, la sua stessa grinta, la sua stessa determinazione, la sua stessa generosità nei   confronti dei compagni e, esattamente come lui, non si concedeva mai il lusso di sbagliare. E infatti, non lo faceva mai. Mai.
Il suo palleggio era pazzesco, i suoi movimenti possedevano la leggerezza di una libellula, la grazia di una ballerina e la forza di una tigre e il suo cervello viaggiava perfino più veloce delle sue mani.
Asia era il palleggiatore più forte che Mark avesse mai visto giocare.”

“Lo sport aveva il potere di rendere estreme le sensazioni, di rendere un attimo eterno e le emozioni travolgenti, per lui era sempre stato così. In quel momento, osservando Asia che procedeva al suo fianco, lo sport gli regalò anche un’altra cosa: la capacità di vedere con limpida chiarezza.” “Quella era una delle ragioni per cui amava così tanto quel gioco: l’emozione di un attimo che finiva per riecheggiare nell’eternità, emozioni così intense che a volte rischiavano di sopraffare e poi sguardi… sguardi così carichi di significato da non necessitare di parole.
Quello che Mark le rivolse quando le tese la mano per aiutarla a rialzarsi era proprio uno di quegli sguardi.”

“Per fortuna c’era Mark.
Senza perdere mai di vista l’obiettivo, il Duca si caricò l’intera squadra sulle spalle, attaccò con forza e precisione ogni palla che gli veniva servita, scaraventò sugli avversari servizi imprendibili, dispensò consigli, pacche sulle spalle, occhiate di incitamento e tanto, tanto sostegno a tutti i suoi compagni senza farsi scalfire in alcun modo dallo scoramento che lo circondava. Era un’isola. Intoccabile, inespugnabile, che si stagliava fiera in mezzo al mare, incurante delle onde che si frangevano sulle sue rive.
Asia era così ammirata che non sapeva più neppure cosa dirgli. I complimenti erano d’obbligo, ma dentro di sé sapeva che non erano abbastanza. Come avrebbero potuto? Quel ragazzo stava facendo miracoli e in cambio non chiedeva nulla, se non forse, la soddisfazione di vincere insieme alla sua squadra una partita che li avrebbe portati sempre più vicini alla realizzazione di un sogno.”

“Vincere o perdere, in fondo si riduceva tutto a quello: pochi momenti determinanti.
Momenti come quello.”

“Ora la battuta spettava a loro, a Mark per l’esattezza ed era giusto così. I suoi colpi li avevano portati fin lì, le sue spalle avevano retto il peso di tutta la squadra, la sua fantasia aveva spiazzato gli avversari malgrado lo conoscessero da anni, la sua tenacia e la sua impressionante continuità avevano fatto la differenza. Era dalle sue mani che avrebbero dovuto venire i punti decisivi, se lo meritava.
Mentre afferrava la palla, il sorriso sulle sue labbra si spense e i suoi occhi divennero cupi come la notte. In un battito di ciglia chiuse il mondo al di fuori in cerca della concentrazione che gli serviva.”

“A pochi metri di distanza, separata dai ragazzi solo da un misero muro, Asia stava approfittando del silenzio ovattato del suo spogliatoio per tirare le somme di quell’assurda giornata.
La partita era andata bene, anzi, benissimo.
Ogni colpo era stato una sfida, ogni punto una nuova impresa e poi i suoi compagni… Aveva giocato con le ragazze più forti della nazione e con molte straniere dalla classe cristallina. Ormai, tra l’altro, la pallavolo femminile aveva sviluppato caratteristiche che permettevano di metterla sullo stesso piano di quella maschile in quanto a forza e spettacolarità. Ma quei ragazzi… Alzare la palla per loro era stato come mettere in musica quel gioco, come dirigere una sinfonia capace di raggiungere l’anima e il cuore allo stesso tempo. Con loro aveva provato emozioni che non credeva neppure esistessero, l’adrenalina aveva attraversato il suo corpo dal primo all’ultimo istante, l’euforia agonistica non l’aveva mai abbandonata e l’ammirazione, l’incredulità, la meraviglia per i colpi devastanti che aveva visto mettere a terra… Erano stati tutti grandi, ma uno in particolare l’aveva impressionata: Mark. Uno come lui non l’aveva mai visto prima. Era il giocatore perfetto. Aveva tecnica, tanta, tantissima tecnica, ma oltre a quella aveva una prestanza fisica pazzesca, una continuità degna di una macchina, una precisione millimetrica e un’intelligenza tattica superiore.”

“E il modo in cui l’aveva guardata? Anche quello era stato unico. Riflessa nei suoi occhi, Asia aveva rivisto quella che era stata un tempo – giovane, irrequieta e ambiziosa, con la voglia di conquistare il mondo intero –, attraverso il suo sguardo si era riscoperta ancora una volta, la sua approvazione, che a tratti era sembrata perfino ammirazione, l’aveva spinta a dare di più, sempre di più. Grazie a lui era stata grande, grazie a lui era diventata la giocatrice migliore che avrebbe mai potuto essere. Ma non era stato solo quello. Grazie a lui si era sentita una donna in così tanti modi diversi che stentava ancora a comprendere come fosse stato possibile. In fondo non era certo il primo
uomo sexy e provocante con cui avesse avuto a che fare, né il primo che avesse fatto allusioni ambigue nei suoi confronti, ma in bocca a lui quelle parole avevano avuto un peso e un impatto del tutto inediti. C’erano stati alcuni momenti, durante la partita e a bordo campo, in cui Asia aveva sentito scorrere il fuoco nelle vene, in cui la vicinanza di quel ragazzo le aveva scatenato brividi in tutto il corpo, in cui solo a guardarlo aveva sentito il bisogno di appoggiarsi da qualche parte per non crollare a terra, in cui la sua mente aveva preso a vagare immaginando le sue braccia che la stringevano, le sue mani che la sfioravano, le sue labbra che l’assaporavano. Il tutto era accaduto nel bel mezzo di una partita che avrebbe potuto cambiare la sua carriera in modo definitivo, una partita che avrebbe richiesto tutta la sua attenzione, tutta la sua concentrazione, tutta la sua devozione. E invece, la sua mente aveva vagato in un modo che non era mai accaduto prima, la sua passione sconfinata per quello sport si era sfaldata, sfaccettata, frantumata e poi ricomposta, fondendosi con l’immagine di quell’opposto straordinario che saltava con la grazia di una gazzella e si avventava sulla palla con la forza devastante di un uragano. Mark rappresentava il meglio della pallavolo, Mark era la pallavolo.”

“In quel momento tutti i buoni propositi che le avevano consentito di tenersi a distanza di sicurezza svanirono, in quel momento tutto ciò che voleva era stare vicino a lui, camminare al suo fianco e guardarlo, guardarlo, continuare a guardarlo.
Lui dovette accorgersene, perché dopo appena un paio di passi si voltò verso di lei e la fissò.
Allora lei abbassò lo sguardo, ma un attimo dopo, appena lui tornò a guardare avanti a sé, riprese da dove aveva lasciato. Ne studiò il profilo, il naso corto e ben fatto, la mascella squadrata e volitiva, le labbra carnose, gli occhi verde scuro che quando ti guardavano sembravano in grado di trapassarti da parte a parte… Ogni particolare era già impresso nella sua mente, ma ciononostante non riusciva a smettere di osservarlo. Poi, i suoi occhi scesero un po’ più verso il basso a cercarne le mani. Una stringeva la sua borsa e quella di Asia, mentre l’altra, quella più vicina, seguiva il movimento del suo corpo a ogni passo. Chissà come sarebbe stato afferrarla? Chissà se era morbida e vellutata o invece, dura e spigolosa come le sue schiacciate? E quelle braccia che ora erano nascoste sotto le maniche della maglia e che Asia aveva guardato e riguardato come ipnotizzata per gran parte della partita… Chissà come sarebbe stato essere sollevata da quei bicipiti o essere avvolta da quella stretta?
Inutile che se lo chiedesse, conosceva già la risposta.
Sarebbe stato meraviglioso.”


“Mentre le luci di una Milano in pieno fermento sfrecciavano dal finestrino, non resistette più e la attirò a sé ancora una volta. La voleva vicino, più vicino, la voleva così disperatamente che aveva quasi paura di farle male. Ecco perché la baciò con delicatezza, perché altrimenti avrebbe finito per divorarla. E poi perché voleva assaporare quel momento fino in fondo, attimo per attimo, respiro dopo respiro.
Fu un bacio lungo e profondo, un bacio che coinvolse ogni pensiero e lo annullò. Le mani di Mark percorsero il viso di Asia più e più volte, l’accarezzarono, lo sfiorarono, si insinuarono fra i capelli e poi tornarono al volto per racchiuderlo fra le dita come fosse stato di cristallo. Il suo corpo reagì subito, quel bacio non gli bastava, ma non aveva alcuna voglia di spingersi oltre perché Asia meritava il meglio che lui fosse riuscito a darle e fare l’amore con lei in un taxi non era contemplato.
Avevano tempo.
Avevano tutto il tempo del mondo.
Quando entrarono nell’ascensore dell’albergo dove Mark alloggiava con la squadra, tuttavia, i buoni propositi minacciarono di crollare come un castello di carte colpito da una folata di vento.
Asia era vicina, troppo vicina, il suo aroma troppo intenso, il suo sorriso troppo seducente, il suo sguardo troppo sensuale e il suo corpo troppo, troppo provocante.
La mente di Mark andò in corto circuito.
Incapace di controllarsi oltre, si voltò verso di lei, l’attirò a sé e la baciò. Questa volta la baciò senza porsi più alcun freno, questa volta non c’erano i suoi compagni a osservarli o il tassista che continuava a sbirciare dallo specchietto retrovisore, questa volta erano soli e lui aveva perso del tutto la testa.
In un primo momento Asia si irrigidì, la passione con cui Mark l’aveva travolta l’aveva lasciata del tutto spaesata, ma si trattò solo di un breve istante che subito passò. Il modo in cui rispose al suo bacio lo fece impazzire del tutto. Le sue mani scesero verso il basso, le afferrarono le natiche e la spinsero verso il suo corpo, facendola aderire completamente ai suoi fianchi.
“Dio, questo sedere!” ansimò sulle sue labbra. “È dal primo momento che ti ho vista coi pantaloncini della divisa che desideravo prenderlo tra le mani! Ogni volta che ti vedevo sotto rete dovevo fare forza su me stesso per non guardare, per non immaginare cosa avrei potuto farti…”
Il risolino di Asia risuonò come musica.
“Ed è all’altezza delle tue aspettative?” mormorò, con voce suadente.
Ecco perché la adorava così tanto: perché non perdeva mai occasione per sfidarlo, neppure in quel momento in cui lui non capiva più nulla.
“Vuoi scherzare? È assolutamente pazzesco, tu sei assolutamente pazzesca. Lo senti? Senti quanto mi fai eccitare? Dio, se quest’ascensore non si sbriga, ti prendo qui, poco ma sicuro!”
Ancora un risolino che, tuttavia, si trasformò in un gemito nell’istante in cui Mark la premette ancora di più contro di sé.
“Dio, Asia, dove sei stata tutto questo tempo?”
“Nel posto sbagliato, Mark…”
Quelle parole lo colpirono dritto al cuore.
Facendo forza su se stesso, prese un lungo respiro e allentò la stretta. Smise di baciarla solo perché voleva guardarla negli occhi.
“Nel posto sbagliato?” chiese, col poco fiato che ancora aveva.
Lei annuì e nel suo sguardo la passione si mischiò a una calda ondata di dolcezza che lo trafisse ancora più a fondo.
“Sì, avevi ragione poco fa, sai? Il mio posto è con te, ora lo so.”


Biografia e opere: Elizabeth Giulia Grey è nata a New York il 25 agosto 1973 da madre italiana e padre americano. La sua vita si è svolta per lo più in Italia, dove si è trasferita con la madre all'età di quattro anni. È avvocato e vive a Varese con le due figlie Alice e Alessia e il compagno Manuel.
La partita perfetta è il suo terzo romanzo.
Altri romanzi dell’autrice: The right man – La brace sotto la cenere e The right man – La rivincita.

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